Mi
chiamo Sebastiano Saccà e sono nato il 29/12/1966. Fin dai
primi momenti, si notò subito, non ero fisicamente normale.
Infatti i medici consigliarono ai miei genitori di sottopormi
ad un controllo più accurato.
Gli specialisti interrogati confermarono il sospetto, cioè
una diagnosi terribile, di quelle che segnano una vita:
il bambino e' nato spastico.
Da
quel momento sono stato costantemente sotto controllo ma,
nonostante le cure, la crescita non progrediva con lo stesso
ritmo dei nati normali. Dopo due anni di odissea per tutta
l'Italia, i miei genitori, consigliati dai medici, mi affidarono
ad un istituto specializzato, che aveva sede a Siracusa,
dove sono rimasto per circa dieci anni.
All'età di cinque anni, aiutato da medici e dai fisioterapisti
del centro, supportato dalle continue visite dei miei genitori,
ma soprattutto sostenuto dalla mia ferrea volontà, riuscii
nell'impresa di mettermi prima semplicemente in piedi e
poi, finalmente, a camminare. Questo successo, per qualcuno
insperato, mi aiutò molto, galvanizzandomi.
Infatti aumentai i miei sforzi con la fisioterapia, sperando
di ripetere l'impresa riuscita alle gambe alle braccia.
Purtroppo, forse perché la muscolatura delle braccia non
ha la stessa robustezza delle gambe, la riabilitazione delle
stesse rimase un sogno.
Teoricamente avrei potuto rimanere nell'istituto fino alla
maggiore età, ma a dodici anni, sentendomi chiuso come in
una prigione, ho pregato i miei genitori affinché mi riportassero
a casa.
Gli anni di istituto non sono stati, però, altrettanto proficui
per lo studio, perché a quell'epoca io non capivo il valore
della scuola prestando, cosi, poca attenzione ai già scarsi
insegnamenti culturali che mi si offrivano. Devo dire inoltre
che tale valore é rimasto da me incompreso per ancora tre
anni finché, verso i sedici anni, stimolato adeguatamente
dai miei genitori e da quanti mi conoscevano, da esterno,
ho superato con successo l'esame di licenza elementare.
L'anno dopo ho ripetuto il successo, presentandomi all'esame
di diploma di scuola media, dopo aver frequentato il corso
serale per lavoratori.Cosa importante da riferire e' che,
per il corso elementare, ho usufruito dell'insegnante di
sostegno, mentre per le medie non mi e' stato assegnato,
poiché mi si disse allora che, per legge, non mi spettava,
ma poi seppi che, date le mie condizioni, l'insegnante di
sostegno mi competeva in ogni caso.
L' esperienza della scuola dell'obbligo mi portò alla
felice conclusione che le mie facoltà intellettive non erano
affatto compromesse dalla malformazione e quindi decisi
di dare la scalata al diploma di maturità.
All'età' di diciotto anni mi sono iscritto alla ragioneria,
frequentandovi il biennio con grandi difficoltà perché,
date le mie condizioni, avrei avuto bisogno di un insegnante
di sostegno che, in quegli anni,però, mi fu letteralmente negato,
nonostante le mie insistenze e sollecitazioni, arrivando
persino a sostenere che la mia richiesta non poteva esser
accolta per mancanza di finanziamenti alla scuola.
Comunque i primi due anni li ho superati, sicuramente con
grande sacrificio, ma soprattutto per l'aiuto spontaneo
e incondizionato dei miei compagni di classe; il terzo anno,
però, si presentò più ostico, in quanto mi resi conto
che la mancanza di un insegnante di sostegno rese insufficiente
il pur encomiabile aiuto dei miei compagni. Così, verso
la fine di Gennaio, decisi di ritirarmi,attirato da un più
vicino traguardo, quale la qualifica di segretario d'azienda,
decisi di fare l'esame integrativo, svolto nel mese di Giugno
dello stesso anno, qualifica puntualmente ottenuta,
superando brillantemente gli esami.
Il successo mi incoraggiò tanto che decisi di conseguire
il diploma di questo istituto.
Iscrittomi regolarmente al quarto anno, con mia grande sorpresa,
mi accorsi che l'iscrizione era contrastata,infatti mi fu
chiaramente fatto intendere che la mia qualifica mi era
stata regalata, i docenti che dovevano accettarmi forzatamente
mi indicarono come disturbatore della classe e come minorato
psichico, sperando così di potermi soppiantare.
Mi sono battuto contro queste vergognose accuse , dimostrando
non solo di non dare fastidio ai compagni di classe, i quali
mi accettavano e anzi mi aiutavano come potevano, ma, cosa
più importante, ho addotto il certificato, redatto dal medico
provinciale, dove si riporta che io sono solo un disabile
fisico con il solo difetto del non perfetto uso delle mani
e delle braccia, non certamente un minorato psichico, per
il quale mi si voleva far passare.
Sfumata, quindi, la possibilità di sbarazzarsi di me per
questa via, mi hanno tenuto in classe, per tutto l'anno,
a scaldare il banco perché, senza insegnante di sostegno,
fisicamente io non potevo farcela a prendere appunti e a
seguire le spiegazioni dell'insegnante.
L'epilogo, quell'anno, si ebbe il giorno degli scrutini
in quanto, sul mio riguardo, non comparve promosso o respinto,
ma solo una dicitura: <<ammesso al quinto anno >>;
quando sono andato a chiedere spiegazioni, per quella enigmatica
dicitura, mi fu detto che, non potendo scrivere il compito
all'esame di stato, a causa della mia inabilità fisica,
avrei ottenuto, di conseguenza, un diploma senza validità
giuridica.
L' eventualità prospettata di un diploma senza validità
giuridica mi portò alla conseguenza che era inutile frequentare,
e mi indusse, in maniera prioritaria, alla ricerca di leggi
che tutelassero il diritto allo studio.
Fu una ricerca ne' facile ne' semplice, purché non sapevo
da che parte cominciare, e poi sembrava che nessuno potesse
aiutarmi, in quanto ero un caso nuovo nella provincia. Ho
dovuto, per prima cosa, cercare una persona competente in
materia legislativa e volenterosa, disposta ad aiutarmi.
a quel punto, trovata tale persona, spulciando tra le leggi
dello stato, scoprimmo ciò che ci interessava.
Infatti la legge del 17/2/92 per l'assistenza, l'integrazione
sociale, e i diritti delle persone disabili, riassume tutte
le precedenti leggi in questo campo, dando specificatamente,
negli art. 12-13-16, la possibilità ai disabili di frequentare
le superiori, di usufruire dell'insegnante di sostegno,
di non ammettere nessuna valutazione differenziata. Essa
stessa prevedeva di demandare ai docenti il compito di approntare
sussidi didattici diversi, qualora non fosse possibile,
di accertare il livello di apprendimento dello studente
con le tradizionali prove scritte ed orali, potendole altresì
sostituire con prove alternative.
La mancanza di questa documentazione, riassunta provvidenzialmente
quell'anno nella legge di cui sopra, mi tenne fuori dalla
scuola per circa quattro anni, di cui due messi a frutto,
frequentando, in alternativa alla scuola, un corso di computer
e video-scrittura con sede a Siracusa, mentre un altro anno
fu perso soltanto purché la documentazione da me prodotta
arrivò sul tavolo della direzione dell'istituto professionale
con ritardo rispetto ai termini fissati dalla legge, per
poter richiedere l'insegnante di sostegno.In definitiva,
ho potuto riprendere il corso di studi solo nel settembre
92.
Il mio rientro però fu contrassegnato ancora da polemiche,
in quanto, senza insegnante di sostegno fino al dieci Ottobre,
fui aiutato dai compagni, i quali fecero a gara nell'aiutarmi;
poi, dopo tante insistenze, il provveditore nominò un supplente,
finché l'undici Novembre dette l'incarico definitivo. L'insegnante
assegnatami, una signora, e' stata quanto di meglio potevo
aspettarmi.
Infatti, non solo era competente , ma soprattutto erano
da elogiare le sue doti umane, poiché non perdeva occasione
per schierarsi dalla mia parte.
La mia situazione migliorò ulteriormente quando mi fu permesso
di usare in aula un computer che mi rendeva quanto mai agevole
la scrittura premendo semplicemente dei tasti,questi aiuti
mi hanno fatto superare tranquillamente il quarto anno,
risultando regolarmente promosso all'anno successivo al
pari dei miei compagni di classe.
Al quinto anno mi fu cambiata l'insegnante di sostegno,
la nuova non proveniva dall'area umanistica come la precedente,
ma dall'area tecnico-scientifica, visto che doveva prepararmi
maggiormente per le materie tecniche, in vista degli esami
di stato. Intanto, al solito, l'insegnante arrivò ad anno
scolastico inoltrato( il dieci Novembre per la precisione)
ma, cosa più importante, mi accorsi subito che non ci comprendevamo
facilmente, forse per la sua formazione più tecnica che
umanistica, oppure, e ciò e' più probabile, perché mi ero
adattato tanto alla precedente che accettavo mal volentieri
la mia nuova insegnante.
Sorsero quindi delle incomprensioni ma, non appena riuscimmo
a stabilire un dialogo, le cose migliorarono di colpo, riuscendo
tranquillamente a svolgere tutto il programma, fino alla
mia ammissione agli esami di maturità.
Devo dire inoltre che l'insegnante mi ha sostenuto anche
senza nessun compenso durante il periodo di prefazione agli
esami, invitandomi perfino a casa sua per potermi seguire
meglio.
Tanta era la fiducia che si era stabilita tra noi, che ho
chiesto al provveditorato la possibilità, poi concessa,
che mi fosse assegnata come membro interno. A quel punto
mi sentii tranquillo, l'aiuto morale dell'insegnante, la
mia preparazione, non potevano non portarmi al sospirato
diploma, avventura conclusasi positivamente il ventuno Luglio
1994 con il voto di 37/60.
Oltre alle avventure patite, come sopra raccontato in campo
scolastico, ho dovuto negli stessi anni sopportare i problemi
inerenti la mia condizione di disabile sociale.
Mi rammarica dirlo, ma la società non si e' occupata poi
tanto di me, poiché, dopo essere uscito dall'istituto AIAS
di Siracusa all'età' di dodici anni, sono rimasto per qualche
anno a casa quasi in abbandono, senza, cioè, fisioterapia
migliorativa ne' di mantenimento, finché non si presentò
la cooperativa <<nuova vita >>.
La cooperativa, nata all'inizio degli anni ottanta a Lentini
(in località Biviere) ad opera di alcuni volenterosi, aveva
lo scopo di raccogliere e curare non solo fisicamente, ma
soprattutto moralmente, tutti i disabili fisici e psichici
della zona.
Io, insieme a tanti altri ragazzi disabili, ci siamo considerati
fortunati nell'aver qualcuno che si occupasse finalmente
di noi. Purtroppo, come spesso accade, le cose belle durano
poco perché, dopo che tanti miei compaesani avevano contribuito,
sia con il loro lavoro restaurando locali quasi fatiscenti,
sia autotassandosi per comprare attrezzature fisioterapiche,
nonché un pulmino per gli spostamenti dei disabili, la cooperativa
fu costretta a chiudere i battenti.
Difatti, non potendo più sostenere le spese di gestione,
la cooperativa chiese aiuto finanziario all'amministrazione
pubblica e assistenza medica all'USL, ma essi, non recependo
l'urgenza del loro intervento, lasciarono, pian piano, che
l'iniziativa morisse.
Si tentò, inoltre, come ultima spiaggia per salvare la cooperativa,
un contatto con l'AIAS che, invece di pensare al bene dei
disabili, avanzò pretese sulla direzione stessa della cooperativa,
contribuendo, di fatto, allo sfascio.
Il fallimento dell'esperienza riportò i disabili in famiglia,
riproponendo così il problema della solitudine, sia dei
disabili che delle loro famiglie.
Fortunatamente io, essendomi tenacemente attaccato al pianeta
scuola, sono stato relativamente immune a questo male tremendo
che e' la solitudine.
Devo aggiungere che, una volta morta la cooperativa, noi
disabili siamo stati accettati al centro AIAS di Lentini,
dove però abbiamo trovato delle difficoltà, prima tra tutte
quella di doverci recare al centro, per la normale terapia
con mezzi propri senza, cioè, usufruire di un servizio taxi
che ci portasse da casa al centro AIAS e ritorno, poiché
tale servizio non era previsto.
Io, per esempio, pur godendo del permesso di potermi allontanare
da scuola, al fine di seguire nelle ore stabilite la terapia,
per raggiungere il centro AIAS (distante circa km 1,5) ero
costretto a farlo letteralmente a piedi, indipendentemente
dal fatto se pioveva o faceva freddo, sperando unicamente
in un passaggio, nell'azione umanitaria di un amico o conoscente
disponibile.
Un'altra disfunzione che si poteva riscontrare quasi giornalmente
in questo centro era la mancanza di interessamento quando,
in assenza della fisioterapista incaricata, nessuno si preoccupava
di rimpiazzarla, lasciando così senza terapia il malcapitato.
Le roventi polemiche che ne seguirono non portarono a nessun
provvedimento: unico risultato, diversi ragazzi non vennero
più in terapia, io, personalmente indicato come sobillatore,
divenni non gradito, così, una volta capito ciò, mi allontanai
a mia volta dal centro terapico. era il 1993.
Questo fatto ha influito anche sulla mia vita di relazione
sociale, poiché ho dovuto lasciare alcune amicizie.
In una situazione di inabilità fisica come la mia, dove
molti sono i conoscenti, ma veramente pochi gli amici veri,
non e' stato certamente semplice superare la perdita di
alcune amicizie femminili poi e' stato sempre più difficile
allacciare relazioni con esse. molte si sentono infastidite
dalla mia presenza, qualche altra prova compassione per
me, ma molto poche sono quelle che mi accettano così come
sono, da semplice persona.
Di viaggi della speranza ne ho fatti molti, sia da bambino,
quando si sperava ancora in una guarigione completa, sia
da grande, quando si spera in una diminuzione della mia
inabilità fisica.
Qualche anno fa, infatti, mi fu proposta un'operazione al
gomito presso l'università di Napoli, nel tentativo di migliorare
l'uso delle braccia; purtroppo, dopo attente e scrupolose
indagini mediche, dilazionate anche nel tempo, si e' preferito
non intervenire, perché c'erano rischi più gravi.
Molti sono stati, altresì, i viaggi da pellegrino verso
luoghi sacri, come Lourdes e Loreto, appellandomi all'intercessione
della Madonna, affinché io ne traessi un miglioramento delle
mie condizioni.
Partivo sempre carico di speranze, ma tornavo sempre più
deluso, visti i scarsi risultati.
Forse il vero miracolo, anche se non era quello che mi aspettavo,
sta nell'aver visto moltissimi ammalati in condizioni fisiche
peggiori delle mie, quindi, anche se la cosa non può certamente
far piacere, mi ha permesso di riflettere che, tutto sommato,
c'è' chi soffre più di me.
La nota più positiva di questi miei pellegrinaggi e' l'aver
conosciuto un'amica che puntualmente vado a ritrovare ogni
qual volta mi reco a Loreto, la quale e' veramente degna
di questo appellativo.
Certamente la mia odissea fin qui vissuta sarebbe stata
più semplice e accettabile qualora noi disabili fossimo
stati oggetto di maggiori attenzioni.
Purtroppo sono mancati sia i politici, non legiferando adeguatamente
in materia, sia gli amministratori pubblici, non applicando
le leggi già esistenti.
Infatti i nostri politicanti, invece di porsi i problemi
dei disabili, hanno ridotto il loro interesse nei nostri
confronti, almeno in passato, alla sola campagna elettorale,
promettendoci cose, rimaste poi sulla carta, col chiaro
intento di carpire il nostro voto, in quanto, per chi non
lo sapesse, in campo elettorale noi disabili siamo considerati
abili a tutti gli effetti.
Praticamente, una volta eletti, costoro dimenticano le promesse
fatte in campagna elettorale, e ritorna il silenzio, come
dire: <<passata la festa gabbatu lu santu>>.
Gli amministratori poi, spesso e volentieri, hanno indirizzato
i fondi, già esigui, destinati a noi disabili verso altre
attività, relegando i nostri bisogni nelle ultime posizioni,
quando non se ne dimenticavano completamente.
La nostra amarezza e' grande anche se il coraggio non manca,
ma probabilmente il comportamento di questi superficialoni
e' dovuto alla mancanza, fortunatamente nelle loro famiglie,
di persone disabili, per cui, forse, e' per questo che non
si sentono emotivamente coinvolti nel problema.
Noi non vogliamo la luna, ne' vogliamo che i superficialoni
bevano all'amaro calice di avere un disabile in famiglia
per capire, ma, semplicemente, esser rispettati come persone
umane, e non calpestati o peggio dimenticati e schivati.
Io personalmente ho provato a smuovere questo mondo di insensibilità,
portando le nostre lamentele fino alle redazioni giornalistiche,
ma dopo un po' di fumo niente cambiava.
Concludo dicendo che mi sono battuto con grinta e grande
coraggio, continuerò a farlo per me, per chi e' nelle mie
condizioni e per chi e' in condizioni peggiori, speranzoso
che l'alba di un nuovo giorno sia veramente vicina.